Ain't no harm done
Testo
Traduzione

Ain't no harm done 

Niente di male 

callin'on my Jesus

a chiamare il mio Gesù
Ain't no harm done 
Niente di male 
callin'on the Lord
a chiamare il mio Gesù
Ain't no harm done 
Niente di male 
callin'on my Jesus
a chiamare il mio Gesù
Callin' on the name of the Lord
Chiamare il nome del mio Signore
(2vv.)
I called Him on the Highway
L'ho chiamato lungo la strada
He heard my pupil cry
Lui ha sentito piangere il mio bambino
I called Him 
L'ho chiamato 
in my sick room
dal letto della mia malattia
And He didn't let me die
E lui non ha permesso che morissi
I called Him in the factory
L'ho chiamato in fabbrica
He helped me keep my job
E mi ha aiutato a tenermi il lavoro
I called Him 
L'ho chiamato 
on a breadline
quando ero senza denaro
And He didn't let me starve
E non ha lasciato che soffrissi di fame
RIT.
RIT.
Some call Him in the jailhouse
Qualcuno lo chiama dal carcere
He submit to brief their case
Ed egli sostiene la sua causa

Some call Him 

Qualcuno lo chiama 
in the court room
dall'aula del tribunale
He opened those courts in their face
E lui lo libera
Some called Him 
Qualcuno lo chiama 
on the auction block
dal mercato degli schiavi
They called Him 
Lo chiamano 
on the cry
quando vengono chiamati
Somebody called Him on the Altar
Qualcuno lo chiama dall'Altare
And He set them soul apart
Ed egli conserva le loro anime
I called Him in a jet plane
Io l'ho chiamato dall'aereo
And He wouldn't let me fall
E non mi ha fatto cadere
I keep called upon my Jesus
Io faccio conto sul mio Gesù
He's been my all and all
Egli è stato per me tutto e poi tutto

Commento

Alcuni elementi ci hanno orientati ad inserire Ain't No Harm Done nella programmazione dello spettacolo Glory.

In primo luogo, la sua parentela melodica con il blues. Pur non trattandosi di un vero e proprio blues, il giro armonico di Ain't No Harm Done rimanda chiaramente alla struttura tipica di quel "cugino peccatore" dello spiritual che è il blues, espressione di una sofferenza esistenziale che non trova consolazione nella fede religiosa.

Mentre gli spirituals sono canti corali e comunitari, i blues sono brani individuali e solisti; tanto lo spiritual è religioso, quanto il blues è secolare: lo spiritual confida in Dio ed esprime la fiducia nel suo agire; il blues non si interessa delle "cose del cielo" ed ha anche poca speranza nelle "cose del mondo"; è una musica di disillusione.

Inoltre, lo spiritual nasce per essere cantato senza accompagnamento musicale, il blues ha sempre una chitarra, un piano o un 'armonica che lo sorregge; lo spiritual ha una natura epica e simbolica, mentre il blues legge la realtà quotidiana e la descrive così com'è. Ma, soprattutto, il blues porta con sé un'aura di trasgressione, di rifiuto, di irriverenza, spesso di violenza e immoralità. Chi cantava il blues era escluso dalla comunità religiosa e considerato più o meno un empio (cosicché Thomas Dorsey, il "padre del Gospel", passò alla musica religiosa dopo un lento e sofferto processo di vera e propria conversione artistica, modificando non tanto il modo di suonare, ma i luoghi di concerto, i testi, l'interpretazione canora).

A dispetto di queste profonde differenze, Spiritual e Blues sono però parenti stretti, visto che provengono dalla medesima radice culturale e musicale. Niente di strano, quindi, se i prestiti da un genere all'altro sono stati numerosi e fruttuosi.

Un secondo aspetto interessante di questa canzone risiede nel testo, un testo estremamente esplicito, fatto di consigli pratici, quasi da massaia, basati sull'osservazione di fatti concreti. Affidarsi a Gesù è, secondo lo spirito di questo brano, "un buon affare": "Niente di male a chiamare Gesù". E gli eventi di vita quotidiana descritti dal testo sono anch'essi molto significativi: da una parte situazioni che rimandano alla lotta per i diritti civili degli anni '50 e '60 (il carcere, la corte di giustizia), dall'altra le preoccupazioni di ogni giorno (il lavoro, la disoccupazione, i bambini, la malattia, la mancanza di denaro) fino alla preoccupazione, magari più curiosa, ma molto umana, di cadere con l'aereo.

Terzo elemento di interesse, la chiusura del brano con le parole "He's been my all and all" (è stato tutto e poi tutto per me).

Come scrive Spencer:

"Nella Gospel Music Gesù Cristo è Tutto - Amico, Protettore e Liberatore - perché Egli è rappresentato come l'alternativa definitiva al mondo, che essenzialmente non è nulla, cioè non è amico, non offre protezione ed è condizionato dalla schiavitù (1)"

Tutti i grandi autori di musica Gospel riprendono in questo senso il tema dell'unicità di Cristo: da Tindley ("Non c'è niente che separi la mia anima dal mio Salvatore") a Morris ("Cristo è tutto, tutto e tutto il mondo per me"), da Brewster ("Egli è amico dei senza amici, madre dei senza madre, padre dei senza padre") a Dorsey ("Egli è tutto. Caro Signore, Tu sei la fonte da cui io scaturisco; la mia gioia, la mia forza sono in Te").

Interpretazione degli Anìmula Gospel Singers
Partendo da una versione di Marion Williams, si è modificata la parte del ritornello con armonizzazione a quattro voci con sonorità che rimanda all'uso delle bent notes del blues (sostanzialmente lasciando la terza libera per consentire alla solista di optare per la terza maggiore o la minore nel corso dell'esecuzione). Il ritmo si ispira ad un blues tardivo.

Il brano si chiude con un preaching dei solisti.


(1) cfr Jones, pp.92-93