Wade in the water
Testo (in Newman)
Traduzione

Wade in the water, children

Gettatevi in acqua, ragazzi
Wade in the water, children
Gettatevi in acqua, ragazzi
Wade in the water, children
Gettatevi in acqua, ragazzi
God's going to trouble the water
E' Dio che muove le acque

See that host 

Guarda quella schiera 
all dressed in white,
tutta vestita di bianco
the leader looks like the Israelite;
Chi li guida sembra l'Israelita

see that band

Guarda quella banda 
all dressed in red,
tutta vestita di rosso
Looks like the band that Moses led.
Sembra la banda che guidava Mosè
 
 
STROFE ALTERNATIVE:
 
Jordan river is deep and wide
Il fiume Giordano è profondo e ampio
I got a home on the other side
Io ho una casa sull'altra sponda

I stepped in the water

sono entrato nell'acqua 
and the water was cold
e l'acqua era fredda
It chilled my body
Ha gelato il mio corpo, 
but not my soul
ma non la mia anima.
If you don't believe
Se non credi
I've been redeemed
che sono stato redento
Oh follow me down in the Jordan stream
Seguimi giù nel fiume Giordano
I'm so delete in this land foreign
Io la finisco con questa terra straniera
So I'm going to the water, won't you come on in.
quindi me ne vado in acqua, tu non ci vieni?
 
 

Il testo di Wade in the Water è riportato in tutti le principali raccolte, ma spesso con titoli diversi. Per esempio, in Johnson & Johnson è riportato nel secondo volume con il titolo God's A-Gwineter Trouble de Water; in Richard Newman con il titolo God's Going to Trouble the Water.

Sulla maggior parte dei CD e delle raccolte di testi e spartiti il titolo è Wade in the Water.

Il testo può variare anche in modo considerevole, ma in linea di massima la scelta degli autori deve optare o per una versione che tenti di riprodurre la pronuncia tradizionale o per una trascrizione in inglese corretto. Il testo in Newman, per esempio, segue quello di Johnson & Johnson, ma riportando i termini alla corretta grafia inglese.

Commento

Wade significa guadare o anche camminare a stento. È probabile che prevalga però il significato proprio di Wade in, che significa gettarsi sul nemico.

Wade in the water potrebbe quindi essere tradotto con "gettatevi in acqua", nel senso di compiere un atto non ovvio, un atto di coraggio.

Children negli spirituals e nel gospel abitualmente non indica i bambini in senso stretto, ma i "bambini di Dio", nella duplice accezione familiare di "ragazzi" o paterna di "figlioli". Si ricordi che le strofe degli spirituals nascono in modo molto spontaneo e vengono improvvisate e modificate prima di cristallizzarsi. Vedremo che il contesto del canto dovrebbe far preferire l'accezione di figlioli.
Il ritornello si chiude con l'affermazione che "È Dio che muove le acque", quindi che la paura di entrare in acque tempestose deve essere superata per fede: se è Dio che muove le acque, non c'è da temere.
Potremmo quindi tradurre il ritornello:

Gettatevi in acqua, figlioli!

È Dio che agita l'acqua.

Le strofe sono molto diverse a seconda delle incisioni e dei volumi consultati e sono state modificate frequentemente anche in incisioni moderne.
Il testo di Newman, molto breve, è facilmente traducibile:

Guardate quella schiera tutta vestita di bianco,

Chi li guida sembra l'Israelita.
Guardate quel gruppo tutto vestito di rosso,

Sembra il gruppo che guidava Mosè.

Si consideri che il termine host, oltre che schiera o folla, viene utilizzato nella Bibbia per indicare le schiere angeliche, ma anche gli astri. Lord of hosts è il corrispondente inglese di Signore degli eserciti.
Forse il contesto di questi versi è battesimale, con un gruppo di battezzandi (adulti) vestiti di bianco e il coro (la band) vestito di rosso. La discesa nell'acqua di un fiume dove si praticava il battesimo viene paragonata all'ingresso degli Israeliti guidati da Mosè nel Mar Rosso.
L'altra versione delle strofe sposta l'ambientazione al fiume Giordano:

Il fiume Giordano è profondo e ampio

Io ho una casa sull'altra sponda
Sono entrato nell'acqua e l'acqua era fredda
Ha gelato il mio corpo, ma non la mia anima.
Se non credi che sono stato redento
Seguimi giù nel fiume Giordano
Io la finisco con questa terra straniera

Quindi me ne vado in acqua, tu non ci vieni?

Questo testo indirizza a un contesto non liturgico, ma rivendicativo. L'attraversamento del fiume è simbolo del passaggio dalla schiavitù alla libertà.
I riferimenti biblici più evidenti sono a Esodo 14 e 15, Giosuè 3 e 4 e al Salmo 114.

Risonanze

Wade in the Water è un testo che, in virtù del ricorso al simbolismo universale e complesso dell'acqua, rimanda a una serie impressionante di eventi e narrazioni bibliche.
Il punto di partenza per ogni riflessione sulla simbologia biblica dell'acqua è il passaggio del Mar Rosso, narrato nei capitoli 14 e 15 del libro dell'Esodo.
È noto che il passaggio del Mare dei Giunchi (questa l'esatta denominazione del luogo, peraltro di incerta collocazione) segna il passaggio del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto alla libertà. In tale evento, più che in ogni altro, il popolo ebraico legge l'intervento della mano potente di Dio: il legame di dipendenza creato da Faraone viene annullato da Dio con la duplice azione di "far passare" Israele e "sommergere" gli egiziani. In virtù della prova sperimentata del benvolere di Dio, Israele passa dalla dipendenza da Faraone alla dipendenza dal Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.
Molti studiosi ritengono che il Cantico del Mare riportato al Cap.15 dell'Esodo sia da considerarsi fra le parti più antiche della Bibbia, forse addirittura la più antica ed è sicuramente dalla riflessione intorno all'uscita dall'Egitto che scaturisce la fede di Israele.
Per quanto la Bibbia si apra con i racconti di creazione (nei quali l'acqua ha comunque un ruolo fondamentale), il centro dell'esperienza ebraica è la liberazione dall'Egitto: l'articolo di fede che viene ricordato ai figli ad ogni celebrazione della Pasqua è "Noi eravamo schiavi in Egitto e il Signore ci ha liberati".
Gli anonimi cantori afro-americani si impossessano rapidamente di questa pagina biblica, che esprime la speranza che quel Dio che ha liberato Israele non resterà sordo al grido del popolo nero.
La percezione dell'opera salvifica di Dio, così spettacolare nell'epicità della narrazione biblica, viene espressa nei testi degli spirituals in continuo riferimento alla situazione del presente:

Il mio Signore non ha liberato Daniele?

E perché non ogni uomo?
Ha liberato Daniele dalla fossa dei leoni, Giona dal ventre della balena
I bambini ebrei dalla fornace ardente.
E perché non ogni uomo?
Mi sono sistemato sulla barca del Gospel
E la barca comincia a navigare
Mi ha sbarcato sulla spiaggia di Canaan

E non tornerò mai più indietro

Il desiderio di liberazione, d'altra parte, si confronta continuamente con l'assuefazione, con la "quieta disperazione" dell'abitudine a una squallida ma nota condizione.
Come gli Israeliti, anche gli schiavi neri percepiscono la liberazione come una specie di brusco risveglio, un ingresso in un'acqua "fredda" che "gela il corpo, ma non l'anima".
La principale difficoltà che molti abolizionisti del Nord incontrarono nei loro tentativi di liberare fisicamente gli schiavi fu la riluttanza di questi a lasciarsi liberare. Il progetto di John Brown di provocare una consistente sollevazione di schiavi nella Virginia, ritirarsi con essi a guerreggiare sulle montagne e costringere i governanti a concedere la libertà a tutti i neri fallì sul nascere sia per l'inconsistenza intrinseca del piano, sia per il rifiuto degli schiavi a sollevarsi. Si noti che anche Mosè ebbe presente la possibilità di essere misconosciuto dai propri fratelli. La seconda e la terza opposizione sulle cinque che Mosè presenta a Dio sull'Oreb sono proprio relative a contestazioni interne

Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro? "(Es 3,13); "Ecco, non mi crederanno, non ascolteranno la mia voce, ma diranno: Non ti è apparso il Signore!" (Es 4,1).

Le altre opposizioni di Mosè a Dio sono relative, la prima alla propria condizione di fuggitivo; la quarta, al non sapere parlare bene; la quinta, alla seguente considerazione: Perché proprio io?.

Si comprende allora che l'invito del salmista nero sia di "gettarsi in acqua", non semplicemente di entrarvi.
Ci sono numerosi esempi biblici del "gettarsi in acqua", dall'ingresso nel Mar Rosso a quello nel fiume Giordano, dal tuffo di Giona alla passeggiata di Pietro; in tutti ciò che colpisce è la violenza dell'elemento acquatico. Gli ebrei, popolo di terra con vocazioni ben diverse dai loro vicini settentrionali, i Fenici, guardavano all'acqua come a un elemento pericoloso e imprevedibile. Scarsamente a loro agio negli ambienti liquidi, preferivano la sicurezza dei piedi per terra e, spaventati dal fragore del mare, impressionati dalle alluvioni dell'Eufrate e del Nilo che da esuli avevano conosciuto, memori del Diluvio che aveva cancellato ogni forma di vita tranne il piccolo resto sull'arca, finirono per identificare tout court l'acqua con il male, il mare con l'abitazione dei mostri, le tempeste come manifestazioni della potenza sterminata di Dio. Anche i pescatori trovavano normale chiamare Mare di Galilea il piccolo lago di Genezaret.
Ecco allora un'infinità di personaggi biblici tuffarsi (o essere gettati) per i più diversi motivi in acque tumultuose:
Noè fu sballottato per un anno e dieci giorni dalle acque del diluvio.
Il popolo ebraico guidato da Giosuè inizia la conquista della Terra Promessa con un attraversamento rituale del fiume Giordano (Gs 3-4), e su questo modello deve essere stata ricostruita la narrazione del Passaggio del Mare dei Giunchi, con l'acqua che si apre per consentire l'attraversamento "a piedi asciutti".
A livello liturgico, l'esperienza dell'attraversamento viene cantata nel Salmo 114 (113 A), che merita di essere trascritto integralmente nella versione di Gianfranco Ravasi in Il libro dei Salmi. Commento e attualizzazione, EDB, 1988, Vol. III (101-150), p.347:

Quando Israele uscì dall'Egitto,

la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo santuario
Israele il suo dominio.
Il mare vide e fuggì,
il Giordano si volse indietro,
i monti saltellarono come arieti,
le colline come agnelli di un gregge.
Che hai tu mare, per fuggire,
tu, Giordano, per volgerti indietro,
voi, monti, per saltellare come arieti
e voi, colline, come agnelli di un gregge?
Trema, terra, davanti al Signore,
davanti al Dio di Giacobbe
che muta la rupe in una distesa d'acqua,

la roccia in una sorgente d'acqua.

(vedi cit. di Ravasi allo spiritual p.348; vedi Keep me… in Johnson I, 154)
Si noti che nell'immaginario degli schiavi il fiume Giordano è ampio e profondo, sul modello dei grandi fiumi americani. Spesso il Giordano è associato all'Ohio, il fiume che divideva gli stati schiavisti del Sud da quelli del Nord.
Giona viene scaraventato in acqua dai compagni di viaggio, minacciati dalla tempesta che Dio ha sollevato per inseguire il profeta che fugge. Il cantico che Giona intona "dal ventre del pesce" è una angosciata supplica a Dio "che fa risalire dalla fossa":

Mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare

e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sono passati sopra di me.
Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l'abisso mi ha avvolto,

l'alga si è avvinta al mio capo.

Si noti che il termine abisso del penultimo verso indica la massa caotica delle acque primordiali, il tehom di Gen 1,2. Le acque del diluvio provengono dagli abissi primordiali e sono conservate sopra il firmamento del cielo. Nella versione di Wade in the Water dei Golden Gospel Singers nel CD Beyond Y2K, una voce ricorda le acque delle origini e il potere di Cristo di camminare su di esse.
Nella Prima Lettera ai Corinzi (1 Cor 10,1-2) il passaggio del Mare prefigura il battesimo. Lo stesso Paolo sottolinea che gli avvenimenti da lui elencati "accaddero come prefigurazioni e furono messi per iscritto a nostro ammonimento" (10,11).
Simbolo del male, immagine del pericolo, il mare rappresenta però anche un necessario luogo di transito. Ciò che separa gli Ebrei dalla libertà è il Mare dei Giunchi; ciò che separa lo schiavo dalla terra natia è l'Atlantico, attraversato personalmente o dai propri padri con un massacrante e mortifero viaggio di settimane.
Come già detto, inoltre, i grandi fiumi americani rappresentavano spesso sia un ostacolo naturale alla libertà sia l'attraente via di transito verso i paesi del nord. L'immagine più celebre del rischioso attraversamento di uno di essi è quella che troviamo in La capanna dello zio Tom, protagonista la schiava Eliza.

È possibile d'altra parte che, data l'ambiguità semantica dei testi degli spirituals, Harriet Tubman, una delle ispiratrici dell'Underground Railroad, si sia ispirata ad essi quando dava istruzione ai fuggitivi di utilizzare le vie d'acqua per sfuggire all'inseguimento dei cani da caccia.