Cronologicamente
lo spiritual precede il gospel classico che, a sua volta, precede
il gospel contemporaneo.
Una
definizione di Spiritual potrebbe essere la seguente:
"Gli
spirituals sono le canzoni religiose composte dai negri, mai scritte
o stampate, ma trasmesse da una generazione all'altra con aggiunte
e variazioni dovute alle diverse circostanze (1)".
Quello
che caratterizza lo spiritual è dunque, oltre al carattere religioso
(o almeno tendenzialmente tale), il carattere orale e popolare,
diverso quindi, come vedremo, da quello della musica gospel.
Per un orientamento
sull'evoluzione della musica afro-americana, è utile uno schema
che, pur nella sua sinteticità, ci consente di comprendere non
solo l'evoluzione cronologica dei generi musicali, ma anche i legami
che intercorrono, per esempio, fra musica religiosa e musica profana.
Restando nell'ambito
della musica definita nello schema "Sacred Tradition",
osserviamo che le radici dei Folk Spirituals risalgono alla fine
del 1600.
I primi schiavi di colore
arrivarono in America settentrionale nel 1619, ma in effetti non
esistono testimonianze precise su come si cantassero gli spirituals
nel XVII secolo. E' certo però che i neri deportati nelle americhe
cantavano, suonavano e danzavano molto, alcuni di essi specializzandosi
rapidamente nell'arte del violino e dell'intrattenimento alle feste.
I primi testi che descrivono
come si eseguisse uno spiritual risalgono alla metà del XIX secolo
e vennero scritti da persone che si trovarono a condividere alcune
esperienze con comunità negre. Numerosi volumi furono pubblicati
con testi, linee melodiche ed annotazioni e fra di essi il più completo
e rigoroso è un testo che raccoglie materiali provenienti da diverse
collezioni, edito nel 1867 (3).
Nell'introduzione
al volume, William Allen descrive anche il modo di cantare, la pronuncia,
i temi, talvolta le origini delle canzoni che gli editori avevano
ascoltato e riportato sul pentagramma utilizzando la notazione europea,
e già in tale introduzione emergono gli elementi chiave per comprendere
ciò che caratterizza un negro spiritual:
"Il
meglio che si possa fare con carta e caratteri da stampa o con
la voce, non produrrà che una pallida ombra dell'originale.
Le
voci della gente di colore hanno una qualità peculiare che non
si può imitare, e le intonazioni e le delicate variazioni del
singolo cantante non possono essere riprodotte sullo spartito
(...) Non cantano 'in parti', nel senso che noi intendiamo, e
tuttavia nessuna voce è uguale all'altra. Il solista inizia il
testo di ciascun verso, spesso improvvisando, e gli altri, che
costituiscono la 'base', come la chiamano, rispondono con il ritornello
o anche lo seguono nell'assolo quando conoscono le parole.
Quando
la 'base' inizia, il leader spesso smette di cantare, lasciando
che il resto del testo sia completato dal coro o proseguito da
un altro solista. I coristi stessi sembrano andare a capriccio,
iniziando e smettendo a loro piacimento, cantando un'ottava sopra
o sotto nel caso avessero intonato il brano troppo alto o troppo
basso, o aggiungendo un'altra nota dell'accordo producendo un
effetto di meravigliosa complicazione e varietà, tuttavia perfettamente
a ritmo e raramente discordanti. . E ciò che rende ancor più difficile
stendere una linea melodica basandosi su questo strano modo di
cantare è che, come gli uccelli, essi sembrano spesso cantare
suoni che non possono essere precisamente annotati sul pentagramma,
abbondando in 'scivolamenti da una nota all'altra ed in passaggi
e cadenze su note non articolate'. (...)"
I 136 brani riportati
da Allen nella raccolta venivano definiti dagli esecutori "spirituals"
o "sperichils", sebbene non tutti fossero di soggetto
religioso.
Thomas Higginson, un
intellettuale che si occupò anche di musica popolare, ebbe l'occasione
di ascoltare la testimonianza di un traghettatore che gli raccontò
di come da ragazzo avesse inventato una canzone. Il testo di tale
canzone trattava di quanto era cattivo un sorvegliante, ma il battelliere
definì tale canto uno "spiritual".
E' probabile che non
esistessero significative differenze stilistiche fra canti profani
e canti religiosi, ma essi erano tenuti ben distinti. Allen stesso
ricorda che era quasi impossibile convincere gli abitanti di Port
Royal a cantare canti profani (sinful songs) e che in tutta
la zona non esistevano strumenti musicali, che si ritenevano incompatibili
con il canto religioso. L'idea che gli strumenti musicali appartenessero
al diavolo era peraltro molto diffusa presso alcune confessioni
protestanti che proibivano tassativamente il loro uso in chiesa.
D'altra parte, appare
evidente a molti studiosi che la dimensione religiosa degli spirituals
non implica affatto né una forma di rigorosa ortodossia né l'idea
di riservarli ai momenti strettamente celebrativi o liturgici. Il
doppio senso di molti testi induce piuttosto a credere che la Bibbia
e la predicazione religiosa fungessero più come "serbatoio
di immagini" a cui attingere figure ed esempi che come punti
di riferimento dogmatici ed immobili.
Per quanto ad alcuni
dei primi ascoltatori bianchi i testi degli spirituals potessero
sembrare innocui ed accettabili, ad altri non sfuggiva il carattere
ribelle e rivendicativo di molti di essi, carattere evidenziato
già in antiche testimonianze dirette (4).
Dal
punto di vista musicale, gli spirituals sono definibili come canti
popolari di soggetto vario, spesso religioso, cantati ad una o più
voci e senza accompagnamento musicale.
Le radici musicali del
negro spiritual sono da ricercarsi in tre direzioni: la tradizione
africana, il canto popolare bianco, l'inno liturgico.
Molti tentativi sono
stati fatti per identificare antenati africani degli spirituals,
ed esistono testimonianze di viaggiatori che affermano di avere
sentito cantare in Africa canzoni precedentemente ascoltate da schiavi
in America. In ogni caso, per quanto riguarda la tradizione della
musica nera in America settentrionale (diversa la situazione nell'America
centrale e meridionale), appare indubbio che gli spirituals, così
come sono stati ascoltati e trascritti nell'800, sono un prodotto
originale afro-americano, proveniente cioè dall'incontro fra due
diverse culture.
In alcuni casi gli spirituals
sono rielaborazioni di inni cantati nelle chiese bianche, ma si
tratta di casi isolati. In molti casi si nota un'influenza diretta
dell'innodia protestante, in altri l'influenza bianca è minima.
Di matrice africana sono sicuramente il ritmo, lo stile vocale e
la tendenza ad accompagnare il canto con la danza. La tendenza di
molti canti ad utilizzare scale pentatonali può derivare sia dall'influenza
africana, sia dalla musica popolare europea.
In linea di massima,
si può notare la tendenza inconscia ad evitare il quarto ed il settimo
grado maggiore della scala. Vengono invece utilizzati due suoni
che diventeranno gli elementi caratteristici del blues, cioè la
"flatted third" e la "flatted seventh",
che vengono notate come terza e settima bemolle, ma che venivano
cantate come vie di mezzo fra bemolle e bequadro. Il cantante poteva
fare oscillare il suono leggermente più in alto o più in basso realizzando
di fatto una sorta di interpretazione in maggiore o in minore.
C'è chi sostiene che
la passione dei neri per il violino e per il banjo derivi dalla
possibilità con tali strumenti di realizzare proprio questi suoni
a metà, impossibili con un pianoforte o un organo.
L'eventuale armonia
è in genere in due parti, raramente in tre, mai in quattro (se si
escludono i raddoppiamenti delle voci all'ottava superiore o inferiore).
I testi degli spirituals
sono a loro volta indubbiamente originali, in quanto non riprendono
né la tradizione lirica africana né l'innodia protestante, se non
a stralci.
Come la musica, anche
il testo dello spiritual è di origine popolare, non ha cioè un autore
conosciuto, né esistono vincoli a rielaborazioni personali. La stessa
melodia può essere cantata in luoghi diversi con testi anche significativamente
differenti; nello stesso tempo frammenti più o meno consistenti
di testo si possono ritrovare in brani diversissimi.
La mobilità dei testi
è dovuta in primo luogo al fatto che gli spirituals non erano cantati
a partire da libretti scritti e che il leader era ritenuto libero
di aggiungere, sottrarre, improvvisare strofe secondo lo spirito
del momento, la sua fantasia ed il suo repertorio di immagini e
versi.
La capacità di prolungare
il testo di uno spiritual aggiungendo strofe adeguate alle circostanze
contingenti era ritenuta una delle virtù fondamentali di un buon
leader e poiché il ritornello restava sostanzialmente uguale sia
per quanto riguarda il testo sia per quanto riguarda la melodia,
la "base" non aveva alcuna difficoltà a seguire il solista.
Questo modo di cantare,
in uso anche presso le chiese bianche, veniva definito lining
out, una pratica diffusasi nelle colonie fin dal 1640 che consisteva
nella recitazione o canto da parte del leader (precentore)
di un verso che veniva di seguito ripetuto dall'assemblea fino a
che testo e melodia venivano appresi. A quel punto il leader procedeva
con un altro verso e l'assemblea si sentiva libera di improvvisare
variazioni sulle parti conosciute.
Un esempio:
Leader: Praise God,
from whom all blessings flow;
Congregation: Praise
God, from whom all blessings flow;
Leader: Praise Him all
creatures here below;
Congregation: Praise
Him all creatures here below;
Leader: Praise Him above
ye heavenly host;
Congregation: Praise
Him above ye heavenly host
La struttura del canto
che alterna la voce del solista con quella del coro si definisce
call and response. Fra gli schiavi il lining out era
definito "raising".
Il leader sarebbe in
seguito diventato il diacono nella chiesa battista o lo steward
in quella metodista.
I testi degli spirituals,
così come sono riportati dagli editori delle prime edizioni ottocentesche,
cercano di riprodurre foneticamente il modo in cui le parole inglesi
venivano pronunciate dai negri, la cui tendenza era quella di semplificare
i suoni difficili (t o d in luogo di th, elisione della r tranne
all'inizio di parola, ecc.), aggiungere una vocale a fine parola
o all'inizio, elidere la g finale (goin' in luogo di going), ecc.
(5)
Ovviamente
anche la sintassi dovette fare i conti con persone provenienti da
decine di popolazioni diverse che avevano la necessità di comprendere
rapidamente quanto veniva loro ordinato e di spiegarsi con i padroni
e fra loro. Non è raro inoltre trovare nei testi degli spirituals
versi che non hanno alcun significato all'interno del contesto (cosa
che è comune verificare in qualunque repertorio di canzoni popolari).
Una suddivisione fra
i diversi generi di spirituals non può essere che approssimativa.
Work ne distingue tre gruppi:
- Il "call
and response chant", che comprende la maggior parte degli
spirituals, caratterizzato dall'andamento a chiamata e risposta
fra il leader e l'assemblea; viene cantato in tempo veloce a caratterizzato
da "spirito ardente", per esempio "Great Camp Meeting"
e "Shout for Joy". Per l'andamento lento fa eccezione
"Swing Low Sweet Chariot";
- Il canto con melodie
lente e frasi lunghe, per esempio "Deep river",
"Nobody knows the Trouble I See", "My Lord What
a Morning";
- I canti a melodia
sincopata, come "Shout all Over God's Heaven", "Little
David Play on Yo'Harp", "Down by the Riverside".
Il tempo di queste canzoni è solitamente veloce e induce a muoversi.
La linea musicale è costituita da brevi frasi molto ritmiche;
il testo è composto di frasi brevi e di parole ripetute.
In ogni caso la struttura
melodica prevale sempre sul testo: non è mai la musica che si adatta
al testo, ma il contrario. Tale pratica era comune anche nel canto
delle chiese bianche, in cui i brani biblici venivano modificati
per adattarsi alla melodia.
Al canto era normalmente
associata la danza, modalità di espressione della preghiera assolutamente
normale in Africa. Poiché le comunità cristiane bianche consideravano
la danza una pratica assolutamente incompatibile con il culto religioso,
anche agli schiavi venne proibito di danzare durante le cerimonie.
Da tale divieto scaturirono alcune interessanti conseguenze, fra
cui l'abitudine di incontrarsi a pregare di notte nei boschi e l'adozione
di una forma di danza chiamata "pattin' juba" e
la pratica del "ring shout", di chiara origine
africana, in cui i fedeli, disposti in cerchio, trascinavano i piedi
e non incrociavano le gambe (poiché caratteristica della danza dell'epoca
era proprio l'incrociare le gambe, e gli schiavi potevano dimostrare
che la loro non era danza).
Gli spirituals, patrimonio
della comunità nera, noti solo a pochi appassionati bianchi e a
quanti vivevano a contatto con gli schiavi, iniziarono ad essere
conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo a partire dal 1871, quando
un coro composto di studenti e studentesse della Fisk University,
in tournee per raccogliere fondi, decisero di proporre nei teatri
degli Stati Uniti ed in seguito di molti paesi europei i tradizionali
spirituals, arrangiati secondo la modalità eurocolta.
La
tournee dei Fisk Jubilee Singers conobbe uno straordinario successo
e raccolse la strabiliante cifra di 15.000 dollari dell'epoca in
sei anni a beneficio della loro università. Da allora gli spirituals
divennero patrimonio dell'umanità, rielaborati in varie forme ed
utilizzati come fonte di ispirazione di numerosi compositori, fra
cui Dvorak.