Le radici della musica Afro-Americana

 

Richiami e Work-song

 

Musica e danza si praticavano in Africa quasi senza interruzione. Ogni evento della vita della comunità era scandito dalla danza rituale accompagnata dal suono di strumenti a percussione, a corda e a fiato. Attraverso la musica ed il canto si esprimevano le emozioni e i sentimenti, ma la musica era utilizzata anche come veicolo di comunicazione esplicita, come vero e proprio linguaggio sociale capace di veicolare informazioni complesse.

Inevitabilmente la tradizione musicale fu una delle realtà che gli schiavi neri portarono nelle Americhe diventando uno dei pochi elementi di autocoscienza di uomini e donne sottratti improvvisamente al proprio ambiente e proiettati in una dimensione esistenziale drammaticamente diversa.

Molti studiosi hanno sottolineato che il principale motivo di angoscia per questi deportati non era la condizione di schiavitù. La pratica della schiavitù era infatti conosciuta e comune in Africa, e molti di coloro che venivano venduti ai negrieri erano già schiavi in Africa. La realtà che terrorizzava queste persone era la deportazione in un luogo totalmente ignoto in cui le regole della società, così come erano conosciute in Africa, non avevano alcun valore.

Molti schiavi erano così atterriti dalla semplice vista dell'Oceano (una realtà assolutamente sconosciuta ad alcune tribù dell'interno), da suicidarsi gettandosi in mare; altri, incapaci di resistere alle terribili condizioni della traversata, morivano di malattie e stenti; altri ancora morivano nel tentativo di ribellarsi.

Giunti in America, agli schiavi sopravvissuti non restava che adattarsi ad un mondo nuovo regolato da codici spietati quanto incomprensibili. Fin dai primi decenni i Negri deportati dovettero sviluppare una interiore forma di resistenza facendo appello alle risorse culturali che avevano potuto portare con sé. Tra queste risorse, quella che più si dimostrò capace di accompagnare lo schiavo nella sua monotona e dura esistenza fu proprio la musica.

Nel corso del XVII secolo veniva ordinariamente permesso agli schiavi di portare sulle navi alcuni strumenti musicali. Il canto e la danza nel corso della traversata venivano incoraggiati per consentire un minimo di attività fisica ai deportati. Col passare del tempo, però, si preferì non solo proibire agli schiavi di portare con sé strumenti musicali, ma anche di costruirsene una volta giunti a destinazione, in quanto si riteneva (talvolta a ragione) che potessero essere utilizzati per trasmettersi messaggi segreti.

Pur privati di una base musicale, gli schiavi non rinunciarono alla musica e si accontentarono di cantare. Il canto divenne così uno degli elementi comuni della vita della piantagione. Le testimonianze di vari viaggiatori negli stati del sud degli USA ricordano numerose occasioni in cui il silenzio serale o la quiete di un afoso pomeriggio venivano rotti dall'irrompere di canti spesso definiti "selvaggi" o "ruvidi", ma sempre caratterizzati da una profonda e primitiva bellezza.

Fra le diverse forme di canto ricordate dai viaggiatori dell'800, tratteremo in questo articolo dei richiami e delle canzoni di lavoro.

BIBLIOGRAFIA E DISCOGRAFIA

RICHIAMI

CANTI DI LAVORO

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